Mobilitiamoci contro i nuovi Ogm (Francesco Panié, Rivista Contadina, Numero Zero)
Le contadine e i contadini d’Europa potrebbero presto dover imbracciare le loro falci per difendersi da un nemico invisibile: la contaminazione dei loro campi ad opera di nuovi organismi geneticamente modificati. È un’eventualità niente affatto remota quella che si staglia all’orizzonte delle prossime elezioni europee, previste nel giugno 2024. Durante gli ultimi cinque anni, infatti, aziende sementiere, colossi agrochimici e centri di ricerca specializzati in biotecnologie hanno preparato il terreno per aggirare la tradizionale ritrosia degli abitanti del vecchio continente verso gli OGM.
Figli della manipolazione genetica di laboratorio, gli OGM hanno sempre generato perplessità tra agricoltori e consumatori europei. Al contrario, dalla metà degli anni Novanta sono coltivati in Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina e altri 25 paesi. Si tratta di piante ottenute con un processo chiamato transgenesi, cioè l’inserimento in un organismo di geni provenienti da una specie diversa, con l’intento di fargli esprimere tratti utili al processo produttivo. Oggi hanno raggiunto i 202 milioni di ettari di superficie agricola, che rispetto all’estensione delle terre arabili di tutto il mondo (5 miliardi di ettari) non sembra un dato impressionante. Soprattutto visto che quest’area è quasi unicamente occupata da sole quattro colture – soia, mais, colza e cotone – utilizzate in grande maggioranza per mangimi, tessile e biocarburanti. Difficile con questi numeri dare ragione a chi proponeva gli OGM come risposta alla fame nel mondo. Gli effetti ben documentati della loro introduzione nei sistemi agricoli, invece, sono altri. Tra questi, l’aumento dell’utilizzo di erbicidi per affrontare erbe infestanti sempre più tolleranti alla chimica e il crollo degli insetti impollinatori uccisi da piante manipolate che producono tossine nocive.
Preoccupati che l’introduzione in Europa degli OGM avrebbe portato alla contaminazione dei loro campi, i contadini europei hanno reagito. In Francia è nato nel 1999 il movimento dei Faucheurs volontaires, i “mietitori volontari”. Contadine e contadini che brandivano la falce per andare insieme a distruggere i campi sperimentali, dove gli scienziati del governo testavano gli OGM. La loro mobilitazione è durata diversi anni, aggregando migliaia di persone anche in altri paesi europei. Non molti li ricordano oggi, eppure i Faucheurs sono stati importanti nel sensibilizzare il pubblico, proprio come le associazioni ambientaliste e i gruppi in difesa dei consumatori. Le numerose preoccupazioni per l’agricoltura, l’ambiente e la sicurezza alimentare hanno spinto le istituzioni comunitarie ad adottare una normativa basata sul principio di precauzione nel 2001. Per essere venduti, gli organismi geneticamente modificati devono superare un processo di valutazione del rischio, garantire la tracciabilità delle modifiche effettuate e l’etichettatura dei prodotti finali, per tutelare la scelta del consumatore. La combinazione dei tre requisiti, con l’aggiunta nel 2015 della clausola che permette ai singoli stati di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio, ha tenuto queste piante fuori dai campi italiani ed europei e ha escluso i loro frutti dal circuito della distribuzione alimentare. A parte la Spagna e il Portogallo, dove su una ridotta superficie si coltiva un mais Monsanto destinato alla mangimistica, gli OGM sono rimasti tagliati fuori dall’Europa.
Fino ad oggi. Se sei una multinazionale agrochimica, infatti, un mercato di oltre mezzo miliardo di persone relativamente benestanti è qualcosa per cui vale la pena fare uno sforzo. Ecco perché, ventitré anni dopo, la Direttiva europea sugli OGM potrebbe essere superata da regole più blande, promosse dalle imprese, che apriranno la porta a nuovi organismi geneticamente modificati.
Le nuove piante manipolate sono realizzate con biotecnologie più recenti, sviluppate in questi due decenni. Le più efficaci sono state scoperte nel 2012. Vanno sotto il termine ombrello di New Genomic Techniques (NGT, nuove tecniche genomiche) e promettono di non combinare materiale genetico di specie differenti, ma di impiantare negli organismi “bersaglio” solo DNA recuperato da individui della stessa specie. Inoltre, i promotori sostengono che le NGT permettono di effettuare modifiche più mirate rispetto a quanto avvenuto finora, svolgendo a tutti gli effetti un’operazione di miglioramento genetico che si potrebbe ottenere anche dalla natura. I nuovi OGM vengono portati in palmo di mano da una parte del mondo della ricerca, dalle imprese che controllano il mercato (Bayer-Monsanto, BASF, Corteva e Syngenta), dalle grandi associazioni agricole (Coldiretti e Confagricoltura in Italia) e da una fetta importante dell’arco parlamentare europeo. La retorica comune sostiene che siano in grado di produrre varietà di piante resistenti alla siccità e agli agenti patogeni, riducendo l’uso di pesticidi, migliorando le rese e il contenuto nutrizionale dei prodotti alimentari.
Nel luglio 2023 la Commissione Europea ha sposato questa narrazione, proponendo di deregolamentare le nuove biotecnologie. Se la bozza di regolamento sarà approvata dagli stati membri e dall’Europarlamento, il 95% dei nuovi OGM sarà esentato da valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, oggi obbligatorie per gli OGM “di prima generazione”. Di conseguenza, sarà impossibile per un agricoltore biologico (o anche convenzionale) scegliere di non coltivare varietà NGT o di evitare la contaminazione. Un consumatore, allo stesso modo, non avrà indizi quando acquista un prodotto.
La mancanza di informazioni e di approfondimenti potrebbe avere diverse conseguenze, di ordine ambientale e sanitario. Le NGT non sono precise e puntuali come promesso, ma producono centinaia o migliaia di mutazioni fuori bersaglio, tagliando e strappando porzioni di genoma “a caso” dentro le cellule in cui operano. Questi errori possono avere effetti sconosciuti, tra cui l’insorgenza di nuove tossine o allergeni nella progenie delle piante modificate.
Secondo i movimenti contadini il problema più grosso è però un altro: la dipendenza totale dai “signori dei semi” provocata dall’introduzione massiccia dei nuovi OGM. Si tratta infatti di organismi i cui tratti genetici modificati possono essere brevettati, il che segna un passaggio di fase fondamentale nel nostro continente. Nell’Unione Europea, le varietà di sementi e piante commerciali possono al massimo essere coperte da privativa vegetale, una forma di protezione della proprietà intellettuale che però consente l’accesso di terzi al materiale genetico per fini di selezione di nuove varietà. Inoltre, permette il riutilizzo delle sementi da parte dei piccoli produttori entro certi limiti. È un sistema restrittivo e costruito su misura per l’industria sementiera, ma si può fare di peggio. Sdoganare le NGT, infatti, significherebbe adottare pienamente il modello americano basato sul brevetto industriale, accessibile solo con il consenso dell’inventore. Il diritto dei contadini a riutilizzare le proprie sementi, codificato nel Trattato internazionale sulle risorse genetiche (ITPGRFA), sarebbe così ulteriormente compresso.
Di fronte a un cambiamento forse irreversibile per l’agricoltura europea, la strada della mobilitazione è ciò che resta alle contadine e ai contadini per arrestare il processo. Mentre la finestra di opportunità si chiude rapidamente, la memoria dei Faucheurs volontaires può riaccendere una lotta in difesa dell’agroecologia e dei diritti collettivi alle sementi.
Per approfondire:
- Crocevia, “Vita privata. Come i brevetti sui nuovi OGM minacciano la biodiversità del cibo e i diritti degli agricoltori”, giugno 2023, www.croceviaterra.it/vita-privata-i-brevetti-sui-nuovi-ogm/
- Associazione Rurale Italiana, Crovevia, “7 bugie & 7 verità sui nuovi OGM”, novembre 2023, www.croceviaterra.it/7-bugie-e-7-verita-sui-nuovi-ogm/